Il Mondo dei BICs

Con le mutazioni del panorama europeo degli ultimi anni anche i BICs (Business Innovation Centre, meglio conosciuti come Incubatori d’impresa) hanno dovuto adattarsi spingendosi a cercare nuove forme di reddito che sopperiscano alla diminuzione dei finanziamenti e delle risorse pubbliche. I dati mostrano il 2012 come un anno solido in termini di risultati, ma anche un anno difficile dal punto di vista delle risorse. Questo trend ha però dimostrato come l’organizzazione dei BICs permetta una flessibilità assoluta risconstrata in modi sempre nuovi e più efficienti di sostenere la creazione di nuova impresa e l’accellerazione nelle prime fasi.

A livello italiano sono necessarie delle considerazioni che partono dall’analisi dell’ambiente socio-economico particolare che caratterizza la nostra Nazione.

Il primo dato “allarmante” è rappresentato dal costo in valore assoluto per la creazione di un nuovo posto di lavoro. 38.000 euro, il più alto in Europa. Non è una sorpresa considerando il sistema fiscale e burocratico italiano. Un altro dato significativo è l’apporto pubblico per la creazione di un nuovo posto di lavoro, 68%, fra i più alti d’Europa insieme al Portogallo. Indice che dimostra come il meccanismo dei BICs italiani non sia in grado di autoalimentarsi senza un ulteriore flusso in uscita dalle casse dello Stato sicuramente non in rosee condizioni. Unendo i due dati appena evidenziati notiamo con semplicità come si inneschi un circolo vizioso controproducente soprattutto alla luce della diminuzione delle risorse pubbliche dedicate ai BICs avvenuta negli ultimi anni. In Italia si è manifestata con la chiusura del fondo HT per il mezzogiorno che ha ridimensionato in maniera drastica la portata del fenomeno start-up innovative, riducendo il giro d’affari del 70%. In sostanza i dati stanno dimostrando come in Italia, al momento, il sistema funzioni solo ed esclusivamente se supportato dall’intervento pubblico, indice della mancanza di una cultura e di un ambiente favorevoli allo sviluppo del sistema BIC-startup.

Un altro elemento da analizzare, più metodologico, è la concentrazione posta sulla creazione di nuove start-up ad alto contenuto tecnologico. I BIC nascono con un duplice scopo: la creazione di nuova impresa e il rafforzamento del tessuto delle PMI già esistenti. Purtroppo le condizioni sfavorevoli sopra analizzate fanno si che lo sforzo posto sulla creazione di nuova impresa perda la sua efficienza e le startup create si trovino a fare i conti con le stesse problematiche delle aziende esistenti, in primis la difficoltà di raggiungere massa critica. Così facendo i BICs si trovano a creare micro-imprese che faticano a reperire finanziamenti e che creano sostanzialmente pochi posti di lavoro.

D’altro canto notiamo come le aziende che escano da percorsi di incubazione abbiano caratteristiche strutturali più solide, una formazione managment ormai indispensabile e una conoscenza degli strumenti maggiore che permettono così una maggiore resistenza alle variazioni di mercato. È chiaro quindi come la filosofia che sta dietro all’incubazione sia efficace per la formazione della nuova classe imprenditoriale, ma sono altrettanto chiari i limiti del sistema nell’adattarsi all’ambiente economico-culturale italiano.

Se incrociamo le difficoltà che incontrano i BICs italiani con le problematiche evidenziate dai dati sull’ecosistema start-up innovative arriviamo alla considerazione che lo sforzo maggiore andrebbe riposto più che sulla creazione di nuova nano-impresa nell’irrobustimento del tessuto già esistente che necessita di cultura e formazione imprenditoriale, fase che si dimostra essere ben fatta dai BIC e attuazione di metodologie di aggregazione per favorire l’internazionalizzazione, l’avvio di progetti condivisi e l’accesso alle risorse che lo specifico territorio può dare, dalla ricerca scientifica fino alla cultura.

Il mondo dei BICs

Zanoni Alberto

Project Manager NIDO

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